martedì 11 giugno 2019

Potere, capitalismo e trasformazione del linguaggio.

Il linguaggio è politica. La grammatica è politica. Linguaggi e grammatiche rappresentano aggregazioni non reali di pensieri sottomessi a un potere che ne firma e ne raccoglie la funzionalità sotto profili similari, ma che si accomunano senza definirsi. Ecco che il linguaggio resta vacua espressione di contenuti, ecco perché le parole e i significanti si allontanano sempre e comunque dai significati, man mano che il senso stesso della significazione muta il proprio valore, mentre muta il sapere umano. 

lunedì 13 maggio 2019

Sul tradimento.



Avessimo la comprensione del cagionarci, eviteremmo ogni filautia, qualsiasi pericolo tra le isteresi di un amore per sé stessi e uno filantropico, recidendo ogni legame, ogni processo, ogni gamma di attenzioni rimarchevoli dell'uomo e dei suoi paradossi esistenziali votati al tradimento. "Tradire" è la parola d'ordine; dalla Bibbia al mercimonio, da Caino alle religioni, il tradimento è la più realistica forma di deposizione e di sedimentazione umana. 


L'uomo è la più alta forma di tradimento, dacché se ne abbia memoria. L'esegesi delle vicende bibliche, soprattutto veterotestamentarie, non è che un reiterarne la questione, in fieri: l'uomo tradisce costantemente Dio, Dio tradisce l'uomo, lo attacca, quasi lo annienta ma l'uomo non può che ripetersi in quest'atto.

venerdì 1 marzo 2019

Intervista ai Ginah

Appuntamento con i “Ginah”, gruppo composto da tre amici, Michele Botteon (chitarra) Ralph Rosolen (piano, rhodes, synths) e Dario Lot (batteria). Il gruppo dei Ginah esordisce col primo Album, Sorry for the delay, per l’etichetta indipendente Garage Records nel marzo del 2014 e poi, dopo un lustro, esce il nuovo disco, Meccanica, lavoro che ho avuto modo di ascoltare e recensire qui.


Andiamo a conoscere meglio i Ginah, dunque, giunti al loro secondo lavoro, in uscita oggi, 1 marzo 2019, sempre con l’etichetta indie Garage Records e col produttore artistico Marco Pagot (Maya Galattici, Chinasky, Matsukao).

martedì 19 febbraio 2019

Ginah - il minimalismo della "Meccanica"

L'ambiente della ricerca musicale trova affinità con certa investigazione volta a smascherare, a setacciare - nell'intuitività e negli inviluppi di nuove linee che rendano meno marcati certi confini - i preconcetti e le classificazioni di una forma mentis già troppo adusa al classico, falcidiata da tabuizzazioni e senso comune. D'altronde, Schonberg dopo gli anni Venti, decretò nuove concezioni di rilettura musicale, cui avrebbe fatto seguito un cromatismo di dodecafonie con - per effetto - nuova vita all'esasperato stereotipo pre-Rivoluzione Industriale.

Ginah - Meccanica

Affacciandoci su scenari post-Rock e, per certi versi, post-rivoluzionari, si possono trovare interessanti terreni ubertosi, sperimentazioni tendenti a cromatismi nuovi, sia per la scelta della strumentazione e sia per la predilezione dei luoghi, dell'acustica, dei timbri e di tutta la sinestesia applicabile. I risultati sono sorprendenti e tutt'altro che prevedibili, come sapientemente dimostrano i veneti Ginah, nel loro secondo Album, "Meccanica", prodotto dall'etichetta indipendente Garage Records, in uscita a marzo e già disponibile all'ascolto qui